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Domenica, 5 Febbraio 2012
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FESTA DEL SIGNORE DELL’OLMO 2^ DOMENICA DI MAGGIO: MAZZARINO (CL) |
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La prima chiesa fu costruita in stile siculo-normanna che poi andò perduto. La seconda fu costruita intorno all’undicesimo secolo e fu dedicata alla Madonna dell’Itria o Odigitria, come si evince dalla scritta in una campana datata 1518.
L’attuale chiesa a croce greca fu ricostruita dopo il terremoto del 1693 dal marchese Filippo Bivona, Messinese, dopo il voto che aveva fatto perché cessasse il flagello della peste del 1746. La chiesa fu ultimata nel 1756. La chiesa viene chiamata ora “dell’Olmo”, in quanto la leggenda popolare narra di alcuni ladri che, andando in chiesa per rubare oggetti e vasi sacri, abbandonarono fuori un bastone di olmo. Quest’ultimo, all’uscita dei malviventi con la refurtiva, si trasformò miracolosamente in un grande albero di Olmo. Impauriti ed increduli per l’accaduto, lasciarono tutto quello che avevano rubato e fuggirono via di corsa. Per questo grande evento la chiesa fu chiamata “Signore dell’Olmo”.
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La processione penitenziale, come si svolge adesso, risale a subito dopo il terremoto del 1693 e fu voluta dal magistrato e dallo stesso popolo mazzarinese in segno di ringraziamento al Signore per aver risparmiato la città dalla distruzione totale, contrariamente a quanto era avvenuto per tanti altri paesi, così i danni riportati in città, grazie alla misericordia di Dio, furono relativamente pochi. Da allora, il popolo prima e la Confraternita poi, stabilirono che alla processione partecipassero uomini vestiti con una sola leggera veste bianca e a piedi scalzi per percorrere le strade dei quartieri più antichi della città.
La caratteristica molto bella di questa festa, è quella di addobbare le strade e gli angoli delle vie dove passa la Processione con palme, fiori, festoni ed altro; mentre dai balconi, anch’essi adornati, i bambini e gli adulti lanciano sul fercolo collane intrecciate di margherite gialle, fiori che fioriscono abbondantemente in questo periodo nei campi, in segno di amore e sentita preghiera al Signore, Compatrono della città di Mazzarino.
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Dopo la santa messa il Signore dell’Olmo viene sceso dalla croce dell’altare da un membro del Direttivo della Confraternita e lo consegna al Rettore della Chiesa, Don Carmelo Bilardo, che tra gli scroscianti applausi e le infuocate invocazioni dei fedeli e dei Confrati, lo porta verso il fercolo per affidarlo ad un altro confrate che lo sistema definitivamente nella croce preparata in precedenza per la processione.
Al grido di “Viva Gesù Crucifissu” il pesante fercolo, portato a spalla da più di 120 uomini, esce dalla chiesa al suono assordante delle campane a festa e con lo sparo di fuochi d’artificio per annunciare l’uscita e l’inizio della faticosa processione. Il Signore dell’Olmo non percorre il corso principale del paese ma i quartieri più antichi della città che furono quelli risparmiati dal terremoto del 1693.
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C’è una gara molto accentuata tra gli abitanti delle vie interessate dal percorso della processione per arricchire al meglio il transito di “Gesù Crocifisso” seguito da una moltitudine di fedeli e devoti (tanti scalzi per grazia ricevuta). Infatti sono tutte addobbate di fiori, di festoni, di tovaglie finemente ricamate, di palme, in quanto passa il Re vittorioso. Al passaggio del Crocifisso non si può fare a meno di sparare mortaretti in segno di festa e gioia. Una tappa obbligata è la sosta davanti al palazzo comunale per la proclamazione della Parola di Dio e per la Consacrazione della città al Signore dell’Olmo, mentre un delegato della Confraternita rivolge al Signore le preghiere per i bisognosi e le necessità del popolo.
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La processione snoda sino ad arrivare al Palazzo Bartoli, dove anticamente l’omonima famiglia provvedeva a dissetare gli accaldati e stanchi confrati portatori del pesante fercolo. Questa breve sosta è utile anche per la distribuzione ai fedeli del cotone benedetto che è stato a diretto contatto del miracoloso crocifisso ligneo e per portarlo anche agli ammalati. Un altro toccante e sentito momento è quello dell’ingresso del Signore dell’Olmo nella Basailica-Santuario Maria SS.ma del Mazzaro dove la Madonna attende suo Figlio in visita. Al grido di “Viva a Bedda Matri o Mazzaru” i confrati festanti vanno avanti e indietro con il pesante fercolo, quasi a non voler uscire e distaccarsi dalla presenza materna.
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Poi il Rettore recita le preghiere ed il cantore intona un canto. Al suono della campanella il fercolo con tutti i confrati esce a malincuore dalla chiesa. Finalmente dopo più di tre ore e mezzo di processione, il Signore rientra nella propria chiesa tra gli scroscianti applausi festanti della folla e del grido carico di fede e di amore dei confrati: “Viva Gesù Crucifissu”. Così tutti sfiniti e contenti ritornano nelle loro case.
A conclusione della giornata di festa, la sera, sullo sfondo del Castello medioevale illuminato, vengono sparati i festosi fuochi d’artificio.
La chiesa, per consentire il pellegrinaggio dei fedeli al Signore, rimane aperta tutto il mese di maggio.
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